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Trinacria 2014 – Gli Itinerari in Anteprima


Complice un fine settimana libero i vostri beniamini hanno deciso di incontrarsi e provare gli itinerari del TrinacriA in anteprima.

Diciamo che non abbiamo seguito i percorsi in maniera “pedissequa” e “maniacale”, sia per motivi logistici sia perché la giornata e la compagnia erano perfetti per provare qualche “variazione” 😉

Sabato, primo itinerario (al contrario)

Belvedere di CastellammareL’incontro con i transalpari della east coast avviene a Castellammare del Golfo; teoricamente saremmo quindi già a metà dell’itinerario ma dato che è quasi mezzogiorno e che il tempo stringe decidiamo di percorrere la prima parte a ritroso, passando quindi da Scopello e San Vito lo Capo, in direzione dell’albergo.

Un bello scatto (soggetti a parte 😛 )  e poi via in direzione Scopello, dove ci aspetta un lauto pranzo a base di focaccia, pani cunzatu e cassatelle!

Dopo quasi 300 Km di noiosa autostrada il pane cunzatu ha tutto un altro sapore… Poco importa se mentre te lo stai gustando un gruppo di pollastre minacciose ti guarda con insistenza sperando che tu regali loro una briciola di quel delizioso pasto.

Galline a Scopello Pani Cunsatu

La Torre di ScopelloDopo aver adeguatamente “calibrato” le panze decidiamo per una passeggiatina digestiva con vista sulla torre e sulla tonnara di Scopello… Il belvedere in questo caso non è proprio ufficiale (si attraversa una rete divelta) ma merita senza dubbio la visita.

Soddisfatti corpo e spirito ripartiamo verso la nostra prossima meta, l’arcinoto e ridente paesino di San Vito lo Capo. Verso San Vito Lo CapoIl primo tratto di strada ci regala panorami stupendi, curve in successione e traffico quasi assente mentre la seconda parte è un po’ più povera degli ultimi due aspetti, ma comunque immersa in un bellissimo paesaggio.

Superata Custonaci, nei pressi di Castelluzzo, il nostro Francesco ci regala la prima deviazione “ufficiosa” della giornata; invece di dirigerci verso San Vito sterziamo in direzione del mare, raggiungendo l’ingresso della riserva di monte Cofano attraverso una sterrata piatta e scorrevole che corre a pochi metri dal mare.Sterrato verso San Vito La deviazione è tanto bella quanto inaspettata e sicuramente non ci fa rimpiangere di aver abbandonato l’asfalto. Sarà difficile riprovarla al TrinacriA ma non è detto che potremo ripensarci… 😉

San Vito lo CapoMa è tempo di ritornare ai nostri doveri e quindi di rimetterci sulla SP16 in direzione San Vito, dove arriviamo poco dopo. Il paese, data la stagione, è quasi deserto ma a Maggio la situazione potrebbe essere decisamente diversa.

Dopo un caffè ci dirigiamo verso la seconda deviazione “ufficiosa” della giornata, Cornino, un piccolo paese dal quale si gode una visuale magnifica su Monte Cofano al TramontoMonte Cofano, che con la luce del tramonto è ancora più affascinante. Questa destinazione non è stata inclusa nell’itinerario ufficiale, ma se il tempo ce lo permetterà potremo tenerla in considerazione.

Ripartendo da Cornino ci dirigiamo verso la grotta Mangiapane, una grossa insenatura nella roccia dove è stato costruito in tempi antichi un piccolo villaggetto. I fan del commissario Montalbano riconosceranno sicuramente il luogo, utilizzato per alcune riprese dell’episodio “il ladro di merendine”.

Verso la grotta MangiapaneDentro la grotta Mangiapane

Il tempo purtroppo è tiranno e ci costringe a rientrare saltando l’ultima parte del percorso che ci porta sino all’albergo. Poco male, la percorreremo l’indomani quando inizieremo la ricognizione del secondo itinerario! 🙂

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Domenica, secondo itinerario

A differenza del primo itinerario, il secondo lo percorreremo nel verso corretto, partendo dall’albergo e arrivando sino a Calatafimi, escludendo però il ritorno verso l’albergo.

Erice dalle SalineCi dirigiamo quindi da Marsala verso Torre Xiare, percorrendo la statale per Trapani che ci regala i primi panorami della giornata tra Erice e le saline.

Arrivati in albergo iniziamo con l’itinerario vero e proprio, percorrendo i primi 2 km su una strada bianca che ci condurrà sino alla Tonnara di Bonagia, la stessa già raccontata da Francesco nel precedente articolo. Strada bianca verso BonagiaNon lasciatevi impressionare dal termine “strada bianca”, è estremamente battuta e praticabile da qualsiasi tipo di moto con qualsiasi gomma.

Alla Tonnara facciamo un rapido giro del paese in moto; probabilmente qui non ci fermeremo altrimenti rischiamo di non starci con i tempi, soprattutto perché dedicheremo ad Erice gran parte della mattinata.

Torre LygnyLasciata Bonagia continuiamo attraverso la bella strada costiera verso Trapani; la nostra meta è la torre di Ligny, che raggiungiamo dopo aver attraversato il porto e qualche semaforo. Vedremo se includere questa meta anche nell’itinerario, dato che attraversare Trapani potrebbe essere tediante e costarci parecchio tempo.

Il secondo caffè della mattinata è d’obbligo e dopo una sosta in pieno centro riprendiamo la nostra marcia verso Erice e verso la strada che abbiamo soprannominato “lo Stelvio de noattri”, ovvero la salita di Sant’Anna.

Si tratta di una vecchia striscia d’asfalto che unisce Trapani ad Erice e si inerpica su per la montagna attraverso stretti tornanti e panorami mozzafiato sul golfo di Trapani e sulle Egadi. Nonostante il paesaggio distragga facilmente è necessario mantenere una buona concentrazione alla guida perché la carreggiata è molto stretta e i tornanti richiedono una certa attenzione.

Salita di Sant Anna 1 Salita di Sant Anna 2

Finita la salita un bellissimo viale alberato ci accoglie all’ingresso di Erice, dentro la quale ci infiliamo subito per un breve giro in moto tra duomo e quartiere spagnolo.

Passeggiando per EriceTornati all’ingresso lasciamo le moto al parcheggio e ci incamminiamo per le vie del centro… È circa mezzogiorno e non dovremmo, ma l’idea di una genovese con crema ci stuzzica parecchio. Come? Non sapete cos’è una genovese? Beh, se volete scoprirlo sapete cosa dovete fare 😉

Vicolo stretto a EriceCon le mani impiastricciate di zucchero e macchie di crema sulle giacche riprendiamo la nostra via verso le moto, passando prima per uno dei vicoli più stretti del paese, così, giusto per vedere se la panza non è cresciuta troppo. Stranamente nessuno di noi si incastra 🙂

Prima di riprendere l’asfalto e dirigerci alla volta di Segesta andiamo a provare l’itinerario più “off” di tutto l’incontro, una bellissima strada panoramica di circa 2 Km che corre intorno al monte Erice. La difficoltà della percorso è abbastanza bassa, l’unico tratto più “tecnico” è quello iniziale, ma nulla che un Transalp non possa affrontare con qualsiasi gomma e qualsiasi pilota seduto sopra! Per le moto più stradali invece è meglio evitare, a meno che non si sia dei veri temerari; il premio per chi si cimenterà nell’impresa sarà guidare sopra uno dei più bei panorami di tutto l’incontro! 🙂

Sterrata Erice 3 Sterrata Erice 2 Sterrata Erice 1

Come accade a volte quando si fa off, si arriva ad un punto in cui un cancello sbarra la strada e non si può fare altro che tornare indietro… È così non possiamo fare altro che girare le moto e riprovare il percorso all’incontrario (quanto ci dispiace! 🙂 ), un po’ meno panoramico ma un po’ più impegnativo.

Erice Cancello

Scendiamo quindi da Erice verso Valderice, dondolandoci attraverso curve e tornanti bene asfaltati e passando davanti a quel maledetto cancello che poco prima ci ha bloccato la strada.

Da Valderice in poi facciamo come un salto in una nuova dimensione. Le case, i paesi ed il mare quasi spariscono e il paesaggio diventa prevalentemente collinare… Sembra di essere in Toscana e per circa 30 km non incontriamo altro che pecore, pastori ed erba. È una strada che senza dubbio mette pace, ma non bisogna rilassarsi troppo perché le sue condizioni non sono eccellenti e bisogna mantenersi vigili.

Tempio di SegestaLa strada sta quasi per finire quando in lontananza si inizia a vedere il tempio di Segesta, il nostro punto di riferimento per il pranzo. Parcheggiamo nella zona archeologica e ci godiamo un buon panino all’aperto, quasi all’ombra del tempio.

La stanchezza inizia a farsi sentire, ma non abbiamo ancora finito. L’ultima tappa della giornata è l’ossario di Pianto Romano, il luogo dove infuriò la famosa battaglia di Calatafimi, prima città dell’Italia unita. La strada per raggiungerlo è veramente gradevole e dalla collina si gode di una splendida vista sul paese.

Ossario di Pianto RomanoNon appena arriviamo il custode “de facto” del luogo si offre di farci da guida all’interno del monumento, iniziando a parlarci della storia e condendo il tutto con una ricca serie di aneddoti e curiosità. Chissà quante volte al giorno ripete questa sua collaudata tiritera come un vecchio ed efficiente 78 giri 🙂

Prima di ripartire facciamo una passeggiata lungo il viale dei cipressi che conduce al punto in cui Garibaldi pronunciò la famosa frase “Qui si fa l’Italia o si muore!”. Un tricolore ormai strappato dal vento (che in questo luogo soffia costantemente) sventola alla sinistra del monumento, infondendo un pesante senso di tristezza. La metafora di un paese a brandelli che, come per ironia della sorte, domina il luogo dove molte persone sono morte per crearlo,

Qui si fa l'Italia o si muore

Il nostro giro è ormai finito, Francesco tornerà verso Trapani e noi ci dirigeremo alla volta di Alcamo, riprendendo l’autostrada che ci porterà sino a casa.

Adesso tocca a voi, ci vediamo al TrinacriA 2014! 🙂

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Le Foto

Ecco qui tutti gli scatti del fine settimana.

Baciamolemani

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Passeggiata Improvvisata tra Marsala e Mazara del Vallo

Ecco il mio report di una improvvisata passeggiata in moto dietro l’angolo di casa giorno 7 Giugno.

Scritto su esplicita richiesta di Dario Fiumicello, ho invano tentato di evitarlo quindi se non vi piace prendetevela esclusivamente con lui 😛 

… dopo aver pranzato mi ero appena appisolato che Daniele Fiorito mi chiama chiedendomi se volessi fare un giretto in moto, impossibile dirgli di no.

Come da accordi alle 15 si presenta sotto casa mia a Marsala centro, e dopo una democratica consultazione “io” decido di andare a Torretta Granitola, frazione di Campobello di Mazara, località di cui conservo bellissimi ricordi d’infanzia, raccomandandoci l’un l’altro di fare solo ed esclusivamente strade asfaltate a causa di una precedente sgradevole esperienza.

Ok, deciso, pronti partenza via …


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Invece di prendere la comoda SS 115 optiamo per costeggiare il mare, gustandone l’incredibile varietà di colori e l’esplosione dei profumi che aleggiano in questo periodo, prerogativa che solo chi va in moto riesce a cogliere.

100_5100Fin qui niente di strano ma arrivati al Biscione, una frazione di Petrosino, trovandoci di fronte al bivio tra una strada asfaltata ed una strada bianca cosa scegliamo?? quella bianca naturalmente …

Ma come non avevamo detto solo strade asfaltate?! La mia piccola era pure stata lavata in mattinata!! Niente da fare la carne è debole si sa :), proseguiamo lungo il polveroso e accidentato percorso fin quando improvvisamente si interrompe lasciando il posto alla spiaggia!

Ci guardiamo increduli “… dov’è finito? … C’era sempre stato … forse è coperto dalla sabbia … che dici proseguiamo? … ok, forse lo ritroviamo” ci addentriamo ancora per qualche metro ma il terreno troppo soffice, le gomme praticamente stradali (anakee 3 le sue, Bridgestone non so cosa le mie) e la nostra scarsissima abilità su questi fondi (anche su tutti gli altri veramente :D) ci fanno desistere e  torniamo mesti sui nostri passi. Un paio di foto e di nuovo posiamo le infedeli ruote delle fedeli TA sull’asfalto.

100_5109 Ci inoltriamo cosi per le vie delle campagne pianeggianti di Petrosino, tutte dritte, uguali, monotone (almeno per noi indiani) incontrando ogni tanto qualche catasto di moderne testimonianze, segni della nostra in…civiltà, finché Daniele propone di passare dall’antico Baglio Spanò: “… ottimo andiamoci”, ovviamente percorrendo un’altra strada bianca :).

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Dopo poco ecco il baglio in mezzo ad una distesa di viti, come un oasi nel deserto.

È grandissimo, con alcune parti ormai ruderi, altre ristrutturate ed altre in fase di risistemazione, segno che appartiene a diversi proprietari …

Qualche foto ricordo, qualche scambio di battute con il proprietario di una parte del casale, adibito a b&b, e di nuovo in viaggio per il luogo prefissato.

Lungo il percorso però, alle porte di Mazara del Vallo, vi è la Riserva di Capo Feto e ne Daniele ne io ci siamo mai stati… Quale migliore occasione per andarci?!

100_5130Ennesimo brevissimo sterrato e arriviamo in un territorio acquitrinoso sito di nidificazione di uccelli migratori, proprio adiacente al centro abitato.

Dopo una veloce perlustrazione si decide di andare dritti alla meta senza più soste, altrimenti si fa tardi.

Questa volta riusciamo ad essere coerenti col nostro proposito, nonostante parallelamente per quasi tutto il rimanente itinerario (Lungomare Capo Granitola, SP 38 e SP 51) scorgo bellissimi e facili sterrati lungo la scogliera…

100_5151Sono molto tentato ma pazienza 🙁 sarà per la prossima volta, magari fermandosi dal “Cozzaro” per un gustoso piatto di spaghetti con le cozze ed un bicchiere di vino.

Ed eccoci finalmente arrivati a  Torretta Granitola,  il tempo di una nostalgica passeggiatina in piazza e ristorarci con qualcosa di fresco al bar prima di far rientro prendendo la più veloce SS 115.

Soddisfatti e contenti per questa piccola ma intensa avventura vicino casa … Alla prossima 😉

Baciamolemani

Francesco Alessandrini

Un Assaggio di Dorsale dei Nebrodi

La Dorsale in breve

Abbiamo fatto i Peloritani? Bene, facciamo i Nebrodi adesso, o almeno, assaggiamone una parte!

La dorsale dei Nebrodi corre per circa 70 Km da Mistretta (Serro Merio) Sino a Portella Mitta, nel comune di Floresta. Possiamo dividerla in tre parti:

  1. da Mistretta a Capizzi
  2. da Capizzi a  Portella Miraglia
  3. da Portella Femmina Morta a Portella Mitta, Floresta

Moto e Cartello Parco dei Nebrodi

Il nostro assaggio riguarda una parte consistente della dorsale che va da Portella Femmina Morta, sulla SS289, sino alle Case Mangalaviti, nel comune di Longi, punto in cui si riprende l’asfalto. Considerando il periodo in cui abbiamo percorso il tragitto (1 Dicembre) ci è andata anche troppo bene in termini di neve e fango… In genere fino a primavera inoltrata le condizioni del fondo sono proibitive.

In realtà, oltre a percorrere la dorsale, ci siamo regalati anche una piccola deviazione verso Monte Soro, con visita al maestoso acerone, un enorme albero pluricentenario che dimora qui quasi indisturbato da più di 500 anni.

L’Itinerario

Ecco il percorso della nostra gita:


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Da Portella Femmina Morta (A) si prosegue per circa 1 Km sino al bivio per il Lago Maulazzo e per Monte Soro. Girando a destra si sale verso quest’ultimo (C) incontrando sulla sinistra, poco prima di arrivare, una piccola stradina che conduce a piedi all’Acerone (B). A sinistra invece si raggiungono in ordine il Maulazzo (D), il Biviere (E) e Case Mangalaviti (F) dove si riguadagna l’asfalto.

L’arrivo a Portella Femmina Morta

Si può raggiungere il bivio per la dorsale sia da Sant’Agata di Militello che da Cesarò.

Eolie Vicino Sant'AgataNoi, provenendo da Messina, siamo saliti dal mare, godendoci 36 Km di curve in gran parte immerse nei boschi dei Nebrodi, l’ideale per consumare un po’ le spalle delle gomme e per ficcarsi a grande velocità dentro immense mandrie di mucche che pascolano allegramente dietro un tornante cieco. Meglio fare attenzione, dicono che le mucche non siano animali molto agili, potrebbero avere qualche difficoltà ad evitare un centauro imbizzarrito.

Altro esemplare di fauna locale che facilmente si incontra lungo la 289 è il maialino nero dei Nebrodi, la costosa materia prima di molti gustosi salumi locali. Gli allevatori sono molto gelosi di questi porcelli per cui evitate di farvi prendere dalla tentazione di rubarne uno, a meno che non abbiate una moto abbastanza veloce da sfuggire al sale grosso delle spingarde dei loro proprietari!

Portella Femmina MortaGiunti sul punto più alto della statale il termometro segna solo 4 gradi e il primo nevischio per terra ci ricorda che siamo alle porte dell’inverno.

Neve Altissima a Portella MiragliaQuesto comunque non è nulla in confronto alla quantità di neve che si può accumulare da queste parti!   A Febbraio dello stesso anno ad esempio arrivava tranquillamente ad un metro!

Verso Monte Soro

Dopo aver giocato un po’ al fuoristrada mettendo le ruote sulla viscida erba sporca di neve e dopo aver rischiato un paio di volte di cadere da fermi ci avviamo verso Monte Soro; e qui il gioco si fa davvero duro!

Verso Monte Soro I W_DSCN6732 Verso Monte Soro III

In soli 300 metri di dislivello il paesaggio cambia completamente e il bianco e la nebbia la fanno da padrone. Stare in piedi è quasi impossibile ma in un modo o nell’altro riusciamo ad arrivare al punto più alto, all’interno di una fitta nebbia e di un vento gelido che taglia in due la faccia. La temperatura è ormai sotto zero.

Verso Monte Soro IVVerso Monte Soro VMonte Soro sotto la Neve

Un custode dei ripetitori radio che sono posizionati in questo punto si affaccia incredulo dal cancello, avvicinandosi a noiCalogero Cunsolo a Monte Soro come se fossimo dei marziani… In effetti non ha tutti i torti! Dopo averlo salutato giriamo con estrema delicatezza le moto e ritorniamo sui nostri passi.

Scendendo a passo d’uomo ci fermiamo davanti al bivio per l’acerone, che raggiungiamo immediatamente a piedi.

Qualche scatto accanto all’innevato gigante e possiamo riprendere la strada gelata che ci riporterà al bivio per il lago Maulazzo.

Acerone IIAcerone IAcerone III

Se salire non è stato facile scendere è quasi impossibile, ma in qualche modo, cercando di mettere le ruote sulla neve fresca piuttosto che sul ghiaccio, riguadagnamo l’asfalto pulito (o quasi) avendo quel minimo di aderenza che ci consente di rimettere i piedi sulle pedane. Al bivio un pallido sole accentua ancora di più il contrasto con il paesaggio himalayano che abbiamo appena abbandonato. Sembra passata un’eternità ma in realtà sono trascorsi poco più di 30 minuti da quando abbiamo lasciato il punto più alto.

I Laghi e la Dorsale

Maulazzo IMaulazzo IIIn breve raggiungiamo il lago Maulazzo, dopo un paio di chilometri circa di strada piastrellata da fastidiosissimi ciottoli. Di per se non è nulla di particolare ma le sospensioni non sembrano gradirla molto.

Qualche scatto e siamo di nuovo in sella; ci aspetta un’altro lago e alcuni chilometri fangosi prima di raggiungere l’asfalto.

Verso il Biviere IINiente più ciottoli finalmente, ma solo fango e parecchie pozze d’acqua, praticamente dei piccoli guadi. L’andatura è molto moderata e nonostante le gomme non proprio specialistiche, l’assenza di grosse pendenze non richiede particolari abilità…

Caduta Dorsale NebrodiL’importante è non farsi prendere troppo la mano, non avere paura di sporcarsi gli stivali (capita spesso di doverli ficcare nel fango per tenere dritta la moto) e rimanere sempre sul percorso principale perché basta fare qualche piccola deviazione e ci si ritrova a gambe all’aria, fortunatamente senza conseguenze.

Così tra una pozza di fango e alcuni cavalli al pascolo arriviamo al Biviere, che superiamo senza attardarci troppo… L’andatura più moderata del previsto e i morsi della fame ci suggeriscono di guadagnare in fretta l’asfalto e soddisfare i nostri bisogni primari.

Biviere IBiviere IIBiviere III

Il fango inizia a mollare la presa e la strada migliora sempre di più sino a diventare una semplice sterrata fattibile da qualsiasi tipo di mezzo a due ruote, supersportive incluse, a condizione di accettare che si sporchino un po’!

Verso Case Mangalaviti IVerso Case Mangalaviti IICase Mangalaviti

Siamo finalmente arrivati alle Case Mangalaviti, ci fermiamo un attimo per ricomporci (la caduta mi ha “leggermente” sporcato i pantaloni) e ci fiondiamo giù per i monti in direzione Longi, per proseguire poi verso Capo d’Orlando, dove ci aspetterà un buon pranzo a base di pesce.

Verso Longi Longi Antipasto di Pesce

Epilogo

Capo d'Orlando IINonostante il periodo non fosse quello giusto le difficoltà nel percorrere questa strada sono state relativamente poche, soprattutto se paragonate a quelle a cui si va incontro su molte delle trazzere dei Peloritani, dove le forti pendenze e il fondo di roccie e pietre richiedono decisamente più malizia. Certo, se avessimo trovato molto più fango (o neve) le cose sarebbero state ben diverse e probabilmente, non avendo gomme adatte, ci saremmo dovuti arrendere.

Capo d'Orlando IDiciamo che se in piena estate vi trovate da queste parti con la vostra fida due ruote e non avete voglia di passare una torrida mattinata distesi al sole ad abbrustolirvi, questo tratto di dorsale è l’ideale per divertirsi un po’. Difficoltà bassa (quando non c’è fango), paesaggi bellissimi e fresca aria di montagna. Serve altro?

Bonus Track

Tempo fa Motociclismo pubblicò una comparativa sulle maxi-enduro del momento, girata guarda caso proprio in Sicilia e in parte proprio sulla dorsale dei Nebrodi.

Loro se la sono vista decisamente peggio, ma c’è da dire che la strada era in condizioni decisamente peggiori di come l’abbiamo trovata noi; inoltre noi avevamo almeno le gomme intermedie, loro erano equipaggiati con gomme stradali… Insomma, se la sono proprio cercata!

La Dorsale dei Peloritani

Prologo

Lo Stretto dalla Dorsale dei Peloritani

L’idea di percorrere la Dorsale dei Peloritani con la fida Transalp, chiudendo un anello on-off da Pellegrino a Dinnammare, mi ha sempre affascinato e impaurito allo stesso tempo. Con il DRZ l’avevo fatta più volte, senza grosse difficoltà, ma in diversi tratti con pietraie mi è capitato più volte di pensare “Qui con la TA sarebbero stati volatili per diabetici!“.

Chiariamo che io non sono propriamente un “manico” in fuoristrada… Diciamo che tento di stare in piedi alla meno peggio :). Cadere con la Suzuki non è un grosso problema, cadere con la Transalp un po’ di più, sia per le potenziali conseguenze (a me e alla moto) sia per le eventuali difficoltà nel tirarla su.

Unendo anche il fatto che mi è sempre mancata la compagnia (MAI andare in fuoristrada da soli) la cosa è sempre stata rimandata… Fino ad oggi, quando il buon Peppe con la sua fiammante KTM ha deciso di farmi compagnia.

L’Itinerario


Visualizzazione ingrandita della mappa
La dorsale dei Peloritani è una vecchia strada militare, quasi completamente sterrata, che unisce Portella Rizzo a Castroreale (per quanto ne so 🙂 ). L’unico tratto asfaltato è quello che va da Portella Rizzo sino al santuario di Dinnammare (chi ha fatto il TrinacriA 2012 lo ricorderà 😉 ), per circa 10 Km. Da qui inizia la parte sterrata che dopo circa 20 Km arriva a Pellegrino e quindi a Monforte San Giorgio. La nostra idea è quella di percorrerla al contrario, da Pellegrino a Dinnammare, per poi tornare al punto di partenza via asfalto.

Si Parte!

Dinnammare da PellegrinoL’appuntamento è per la mattina a Pellegrino; mi vesto da “fuoristrada” di tutto punto, tranne che per gli stivali, che mi costringerebbero a regolare i pedali e non c’ho proprio voglia! Si parte con gli stivali “touring”, non saranno il massimo ma almeno sono più comodo. 🙂

Preso dalla tensione arrivo con un po’ di anticipo e mentre aspetto Peppe mi godo un po’ il panorama alla luce del mattino… In lontananza le antenne di Dinnammare, la nostra “final destination”.

Peppe arriva quasi subito e dopo qualche scatto di rito ci avviamo verso Sud, uscendo dal paese e mettendo finalmente le ruote sulla terra. Di li a poco il primo bivio, con tanto di cartelli indicatori… Una rarità già per le strade asfaltate, figuriamoci per quelle sterrate! 🙂

Bivio PeloritaniA destra si scende verso Ghiuppo, una delle tante aree attrezzate dei Peloritani; la nostra via però è a sinistra, l’indicazione è chiara: “Monti Peloritani”

Si inizia a salire, la dorsale cammina intorno ai 1000 metri e noi siamo ancora bassi. Nonostante alcuni tratti di forte pendenza non incontro particolari difficoltà a portare su la moto; il mio timore più grande è quello di bloccarmi in mezzo a un tornante in salita ed essere costretto a girare la moto per prendere nuovamente la rincorsa, o peggio, mettere male un piede e buttarla per terra in contropendenza. Fortunatamente nulla di tutto ciò accade, nonostante le gomme non troppo specialistiche la trazione è molto buona, grazie anche al terreno umido ma mai fangoso. Fosse stato più secco sarebbe stato parecchio più difficile.

Inutile dire che Peppe, con la sua KTM, è già su in cima ad aspettarmi, e prima che arrivi si è già fumato una sigaretta, preso un caffè, registrato le valvole della sua moto e raccolto dei funghi. 🙂

Portella dell'OrsoDopo il bivio di Portella dell’Orso entriamo sulla dorsale vera e propria. Il peggio è passato e le pendenze da ora in poi saranno molto più lievi. Ci fermiamo un attimo al rifugio San Calogero per una piccola sosta, qualche castagna (io) e qualche salto (lui)!

E dopo un po’ si riparte, adesso sono molto più rilassato e posso finalmente godermi un po’ le montagne e i boschi dentro i quali la strada ogni tanto si infila, lasciando intravedere qua e là sprazzi di Jonio e dello stretto di Messina. Certo, qualche volta una pietra di troppo o un tratto di sabbia mi fanno stringere un po’ le chiappette, ma fortunatamente mai nulla di tremendo. Ovviamente Peppe è rilassato e fresco come una rosa… La sua Kappina è quasi indispettita per l’andatura moderata e ruggisce in maniera soffocata, bramando l’apertura del gas. Il frullio del bicilindrico Honda in confronto sembra un miagolio! 🙂

Fine dello SterratoFacciamo qualche altra piccola sosta per foto e video e in men che non si dica (perfino troppo velocemente) siamo in vista della montagna di Dinnammare. Da lì alla “civiltà” la strada è breve e in un batter d’occhio le nostre ruote sono di nuovo sull’asfalto. Nel momento in cui lo tocco mi sento pervaso da una sana e un po’ stupida euforia da “missione compiuta” :). La mia piccola Parigi-Dakar (parafrasata in Pellegrino-Dinnammare) l’ho finalmente fatta.

Lo Stretto

Dal momento in cui guadagnamo l’asfalto al santuario la strada è molto breve e non possiamo certo esimerci dal raggiungerlo. Complice la chiara giornata novembrina, ci godiamo un bellissimo panorama dello stretto; lo conosciamo bene, è vero, ma ogni volta è sempre piacevole rimirarlo e scattare qualche foto.

Dopo un po’ ripartiamo alla volta di portella Rizzo, percorrendo l’unico tratto asfaltato della dorsale. A portella Rizzo deviamo a sinistra sulla SS113, ritornando verso Villafranca, direzione casa. La discesa è piacevole, ma lo sarebbe ancora di più se non ci fosse il pavè nella maggior parte dei tornanti. Molte zone sono in umido e il pavè diventa scivolosissimo. Pazienza, invece dei “piegoni” ci accontenteremo di passeggiare.

Epilogo

Alla fine il diavolo sembrerebbe meno brutto di come lo si dipinge… La strada sicuramente non era semplice e non concedeva molte distrazioni, ma con un po’ di attenzione e di equilibrio sono riuscito a farla senza grossi problemi. Ho già voglia di rifarla, magari in un periodo più caldo per vedere se è davvero così semplice anche con il terreno più asciutto.

È sicuramente un itinerario da tenere in considerazione per i prossimi incontri, anzi, se qualcuno volesse provarlo in anteprima si faccia avanti :). A mio parere, se si è un po’ “smaliziati”, si può fare anche con una grossa endurona e, magari, anche con gomme stradali. Certo, il tassello aiuta!

Alla prossima!

Dinnammare

Addendum

Quasi dimenticavo, dato che il percorso era breve e di tempo ne avevamo in abbondanza, ci siamo messi a fare un piccolo video della nostra gitarella… Buona visione!

Post TrinacriA Calabro

Logo_Post_TrinacriA_2012_piccolo“Donà, che ne pensi di una pizzata post TrinacriA per rivederci? Magari in Calabria, a metà strada tra voi e noi…”

“Bella idea, mi piace… vediamo che si può fare!”

E fu così che Donato, in men che non si dica, organizzò una “due giorni” invernale in Calabria, per incontrarci tutti dopo il TrinacriA 2012.

Poche moto (Solo io e Giovanni, irriducibili!), tanto cibo (ma taaanto… altro che pizzata) e tanto relax! :). “Donà, che ne pensi di una pizzata post TrinacriA per rivederci? Magari in Calabria, a metà strada tra voi e noi…”Insomma, un fine settimana nel più puro spirito LISSTA, sebbene ci fossero troppe ruote per partecipante 😉

Ecco alcune foto dell’incontro, se ne avete altre inviate…

Lamps

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Post TrinacriA Calabro

Qualche scatto dell'incontro calabro invernale "Post-TrinacriA" a Cleto (CS)
Porte blindate