Eccoci infine al racconto della ricognizione del primo itinerario, lasciato per ultimo per motivi di organizzazione / meteo.
La giornata è perfetta, sole e cielo limpido regalano bellissimi panorami, che spero riusciremo a rivedere giorno 28. Si spazierà dai 10 gradi scarsi dell’Etna ai 25 di Terme Vigliatore… l’estate si avvicina!
Parto la mattina molto presto in direzione Capo d’Orlando, con gli occhi quasi chiusi in autostrada; andare a letto alle 3:30 e svegliarsi alle 7:00 non è il massimo, specie per me che sono dedito al sonno e alla pigrizia!
Esco a Brolo ed inizia la statale… divertente, morbida e pulita… inizio piano piano a svegliarmi e a pelare un po’ i bordi delle ruote. Arrivati a Capo d’Orlando inizia la salita, subito con un paio di tornanti secchi! Il fondo è ottimo e in lontananza si inizia ad intravedere la cima innevata e fumosa dell’Etna.
Supero dapprima Naso, poi Castell’Umberto, e mi avvio ancora, piega dopo piega, verso Ucria. Il fondo è ancora in buone condizioni, anche se man mano che si sale qualche frana qua e la e qualche residuo di umidità costringono ad aumentare ulteriormente l’attenzione.
Superata Ucria il traffico, già scarso di suo, si riduce ulteriormente e la strada si fa sempre più aperta ed invitante, anche se il fondo non è bello come all’inizio. L’Etna è sempre più vicina e nonostante abbia fatto già una quarantina di Km si continuano a vedere nitidamente il mare e le isole… E sono a più di 1000 metri di altezza!
Entro a Floresta e mi fermo un attimo in centro, per una capatina in un negozietto di prodotti tipici… Provole, salami, creme di pistacchio e quant’altro mi fanno quasi venire voglia di un bel paninazzo, ma sono appena le 9 e mezza e forse è meglio optare per un caffè con cornetto…
Lasciata Floresta, prima di iniziare la discesa verso Randazzo, mi fermo ancora davanti ad un banchetto con ogni ben di Dio… stavolta due provole è un nodino di salame li prendo e me li porto a casa! Il venditore mi fa fare anche un assaggino di salame di suino nero, piccantissimo per i miei gusti (e per l’orario). Sono costretto a viaggiare con la visiera aperta per un bel po’, la bocca in fiamme non mi consente di tenerla chiusa.
La discesa verso Santa Domenica di Vittoria prima e Randazzo poi è veloce, con un fondo è ottimo. L’Etna si avvicina sempre di più, e prima di arrivare in paese ci sono un bel paio di larghi tornanti con visuale aperta che sembrano messi li apposta per le moto!
Supero Randazzo e la sua confusione (Domenica è giorno di mercato) e mi dirigo in direzione ovest andando ad incrociare la “quota mille”, direzione Linguaglossa. La strada taglia tutto il versante Nord dell’Etna, il fondo è ottimo e non c’è molto da guidare, piuttosto c’è da godersi il paesaggio con marce alte e mente serena…
Un ciclista mi fa segno di rallentare e dopo la curva scopro perché… in fondo un grosso gregge di pecore in movimento mi ricorda che è meglio non rilassarsi troppo! Attendo di lato che il gregge passi, saluto il pastore e continuo per la mia via. Improvvisamente, tra qualche albero, la strada mi catapulta su una vecchia colata lavica che taglia di netto la poca vegetazione. Sebbene l’abbia vista più volte, fa sempre una certa impressione passarci sopra… sembra di teletrasportarsi dalla terra alla luna!
Dopo una ventina di Km (e un’altra colata lavica) arrivo a Linguaglossa, e qui inizia il divertimento vero, la Mareneve: un’orgia di curve e tornanti che, su un fondo pressoché perfetto (almeno nelle zone non in ombra) ti porta fin sull’Etna, a Piano Provenzana, circa 1700 metri di altezza! Arrivo su con il classico sorriso da ebete che chi va in moto conosce bene e mi fermo al Monte Conca per un altro caffettino.
Nonostante ci siano ben 10 gradi, la neve è ancora altissima… Mi raccontano al ristorante che fino ad un paio di settimane fa c’erano due metri e mezzo, e che 3 giorni fa ne sono caduti altri 20 cm… Infatti, sui cumuli di neve più vecchi, sporcati anche dalla cenere lavica delle recenti “sbuffate”, ci sono delle macchie di neve bianca, candida e freschissima!
Saluto e inizio la strada del ritorno, ma mi blocco dopo pochi metri: il celo pulito e l’ottima visibilità consentono di vedere contemporaneamente mare, neve e lava! Non ci si può non fermare per una foto.
Sono ormai le 11 e mezza e sulla strada ci sono un’infinità di altre moto… oh, ci fosse stato uno che abbia ricambiato il saluto… Al rifugio Brunek, famoso luogo di ritrovo per i motociclisti catanesi e non, sembrava di essere ad un motoraduno. Mi sento quasi fuori luogo con la mia “piccola” transalpina in mezzo a quel turbinio di tute in pelle, supersportive, enduroni bavaresi e abbigliamento tecnico “made in germany”… Supero la folla e riprendo a scendere con un buon ritmo, ritrovando di nuovo il sorrisino da “minchione” tipico di chi sta piegando sul bordo degli pneumatici. Arrivo al ristorante, passo per un saluto e per farmi vedere finalmente di persona (fin’ora ci eravamo sentiti solo telefonicamente), e mi avvio verso Castiglione di Sicilia.
Per strada intravedo un bel fettucciato e poco dopo un po’ di folla e qualche KTM pronta per girare. Mi sarei fermato un po’, ma sono già le 12 e ho promesso di essere a casa per pranzo. Continuo verso Castiglione, lungo un misto stretto che non consente alte andature… pazienza, mi tengo a freno fino a dopo Francavilla, quando potrò tornare a divertirmi lungo la bellissima SS9185 verso Novara di Sicilia.
Superata Francavilla però un brivido mi assale quando vedo il cartello “SS185 Chiusa per Frana”! “Ca**o” penso, “guarda che sfiga, è sempre stata transitabile che dobbiamo farci il TrinacriA me la chiudono!”. Un po’ sconfortato decido di proseguire… È già capitato che mettessero segnali di chiusura della strada, quando magari poi si passava lo stesso, se pur con qualche attenzione. Dopo qualche metro vedo scendere altre moto (ovviamente nessuno saluta) e la cosa mi fa pensare che stiano venendo proprio da Novara, visto che non ci sono altri bivi importanti… Saliamo dunque, ma con molta attenzione.
Questa strada mi è sempre piaciuta un sacco… Fondo perfetto, curve aperte, paesaggio spettacolare… Si arriva su in men che non si dica, e, come volevasi dimostrare, di frane “serie” neanche l’ombra, se si esclude qualche tratto di strada non più a livello… niente che un Transalp non possa digerire tranquillamente.
Arrivato su in cima capisco che ormai non ci saranno più blocchi, e tiro un sospiro di sollievo. Trovare un’alternativa a questa strada, per il nostro itinerario, non sarebbe stata cosa facile.
Inizia la discesa verso Novara; la strada è tortuosa ed immersa nel bosco e le condizioni del fondo non sono ottimali come nel versante sud (dove non c’è vegetazione alta). Andiamo piano e godiamoci la discesa… Le isole Eolie ricompaiono all’orizzonte e l’Etna ormai non si vede più, nascosta dai Nebrodi. In compenso adesso le due rocche Salvatesta e Leone dominano il paesaggio circostante.
Supero ancora qualche tratto di strada dissestato e finalmente arrivo a Novara. Breve sosta al bar San Nicola, quattro chiacchere con Filippo, il simpatico barista, e poi via, verso casa. Sono le 12:45 e dovrei farcela per le 13:30.
La discesa da Novara verso il tirreno è bellissima. La strada è più stretta rispetto alla salita, ma il fondo è ottimo e ci sono dei tratti divertentissimi, con continui destra-sinistra… Inutile descrivere l’espressione del mio viso!
Arrivati quasi a Mazzarà S.Andrea c’è un pezzettino di strada che era franato qualche tempo fa e che è stato riparato alla meno peggio, senza asfaltarlo… non sono più di 20 metri, ma è subito dopo una curva cieca… fortuna che ormai ho memorizzato il luogo. Davanti a me, sin da Novara, ci sono tre grosse supersportive, che mi fanno mangiare la polvere ad ogni tratto di rettilineo… Indovinate dove me le bevo tutte e tre? Esatto, proprio in quei venti metri di sterrato, dove loro praticamente si fermano…
Ah, il Transalp!
Ormai sono sulla SS113, ma invece di percorrere l’itinerario completo verso Gliaca di Piraino, torno verso casa. La ricognizione è andata benissimo e fortunatamente la strada per Novara è transitabile, a dispetto di quanto segnalato. Certo, i tratti in cui la strada è dissestata richiedono massima attenzione, ma fortunatamente sono tutti ben visibili e non sono niente di trascendentale, ci passano tranquillamente anche le auto.
Con questa ricognizione si chiudono le perlustrazioni per il TrinacriA 2012. Non mi resta che rimandarvi a Venerdì prossimo, quando finalmente si apriranno le danze (e le panze)!
A presto Lisstaioli!